Carlo Ventura (Prof. Università di Bologna. Fondatore VID art|science). Si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, e ha conseguito sia il titolo di Specialista in Cardiologia che di Dottore di Ricerca in Biochimica presso la medesima Università. Ha trascorso ripetuti periodi di ricerca negli Stati Uniti presso il Laboratory of Cardiovascular Science del “National Institutes of Health (N.I.H.)/National Institute on Aging (N.I.A.)” di Baltimore, USA. Attualmente è Professore Ordinario di Biologia Molecolare presso la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna. Ha fondato e dirige lo “Stem Wave Institute for Tissue Healing (SWITH) del Gruppo Villa Maria (GVM) Care & Research – Fondazione Ettore Sansavini per la Ricerca Scientifica – ONLUS. E’ direttore del Laboratorio di Cardiologia Sperimentale presso l’Istituto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola – Malpighi di Bologna. Dirige la “Divisione di Bologna” dell’Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi (INBB), comprendente le Unità di Ricerca di Firenze, Pisa e Siena. Nel 2011, nel contesto dell’INBB, ha fondato VID, the Visual Institute of Developmental Sciences, Laboratorio di Scienza ed Arte dedicato a perseguire e promuovere l’evoluzione di una “Terza Cultura”, facilitando le infinite potenzialità di collaborazioni tra l’Arte, i Media e le Scienze. E’ autore di oltre centocinquanta pubblicazioni in estenso sulle più importanti riviste internazionali di biologia cellulare e molecolare.
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Yuri Dini (1983) Direttore artistico del progetto Yurta Maktub. Regista, performer e musico nelle compagnie Il Teatro della Beffa (Bologna) e Knocking Theatre (Glasgow). Laureato all’Università di Bologna in Antropologia Culturale e Filosofia. Studia mimo alla scuola Lecoq di Parigi, e danza Butoh in vari luoghi sparsi per l’Europa con i maestri Atsushi Takenouchi, Masaki Iwana, Minako Seki, Tadashi Endo, Kan Katsura, Imre Thormann, Sayoko Onishi, Yumiko Yoshioka, Ko Morobushi e Yoshito Ohno. Dal 2006 ha diretto e partecipato a numerosi spettacoli in Italia ed Europa, sia come danzatore Butoh che come musicista e attore. Dal 2010 conduce laboratori di danza Butoh. Nel 2014 entra a far parte di VID art|science, per il quale cura ART – Atelier of Ritual Theatre. Insegnante di Yoga certificato, Master Reiki, massaggiatore ayurvedico.
“Atelier di Teatro Rituale
Cosa si intende con questa formula?
“Atelier: uno spazio nel quale condividere conoscenze e pratiche per ri-fondare, in seno alla grande crisi spirituale che ci attanaglia, un dispositivo culturale che coniughi Arte e Cura
Teatro: il cerchio magico, l’inganno sacro sospeso nello spazio e nel tempo nel quale denudarsi delle piccole maschere quotidiane per incarnare l’universo di paure e sogni che custodiamo nell’intimo
Rito: Laddove al venir meno delle illusioni subentra l’antico contatto con le forze che da sempre sostengono il meraviglioso dramma dell’esistere. Conoscere e ri-conoscersi nell’Altro, costruire una Via di frammenti e simboli che magicamente si connettono aprendoci al mondo”
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Stefano Croci (1984) si dedica alla composizione musicale dal 2000, incidendo diversi album e esibendosi in Italia ed Europa con varie formazioni; inizia in questo periodo il suo primo incontro con il mezzo del video e della fotografia, intesi come strumenti per indagare il quotidiano. Si laurea in Storia dell’Arte nel 2008 presso il DAMS – Università di Bologna. La sua ricerca artistica è indirizzata principalmente verso l’approfondimento delle filosofie e delle religioni – e i relativi esiti artistici – esplorandone i confini, nel pensiero, nella storia e nei luoghi. Fondatore e direttore artistico di Caucaso, è al contempo autore di documentari ed opere di video arte. Il suo ultimo lavoro, realizzato in collaborazione con Silvia Siberini, il documentario sperimentale ‘La Pietà del Vento’ sull’architetto italiano Carlo Scarpa ed il poeta giapponese Matsuo Bashō, ha collezionato oltre quaranta proiezioni nazionali ed internazionali tra festival cinematografici e di arte.
“Mostrare e narrare sono le forze che costituiscono l’intenzione registica del film.Mostrare, attraverso un’intensa e dettagliata osservazione, ma allo stesso tempo un mostrare coinvolto, partecipe, che inevitabilmente sfocia in un narrare, nel raccontare le emozioni di una storia d’avventura.
Uno sguardo che si muove tra le persone, tra le loro danze e i loro gesti quotidiani, e che prova ad essere testimone delle conseguenze di questo speciale incontro.
Uno sguardo silenzioso tra le luci e le ombre della foresta, che si dispone nell’attesa; gli alberi, il vento, la pietra, nel loro silenzio e attraverso i loro suoni avranno modo di essere protagonisti e non solo sfondo della nostra storia.
Una cura dei dettagli, accompagnata da leggeri movimenti significativi, alla ricerca di quella magia che già solo poche parole creano, nel tentativo di cogliere antiche sapienze, nella loro forma più pura, ovvero attraverso persone che le incarnano.Il documentario è inteso quindi in questo senso, partecipazione e restituzione di queste tradizioni come vita vissuta e possibile, secondo le modalità narrative più congeniali, occorrendo anche alla messa in scena e alla semi-finzione, verso un piano simbolico di espressione”
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Alessandra Alifano (1991) laureanda in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, aspirante psichiatra e appassionata ricercatrice di Neuroscienze, ipnosi, psicosomatica e bioenergetica. Si interessa alla fisica quantistica applicata alla pratica medica, all’antropologia e all’etnopsichiatria. Oltre alla formazione accademica, ha aperto la propria ricerca alla Medicina Complementare e non tradizionale: PNEI, musicoterapia, Medicina Tradizionale Cinese (MTC) , Agopuntura e pratiche di cura sciamaniche. E’ Presidente di Skyuppie Uni Lab, associazione studentesca presso l’Università di Bologna e curatrice di “Fluid studying”, laboratorio di arte scienza. Suona la voce, il pianoforte e le percussioni. Concepisce la cura come fenomeno fluido, indispensabile terreno d’incontro fertile fra arte e scienza, risposta complessa a fenomeni complessi, quali sono le patologie e le disarmonie del corpo e della mente.
“Il dono de Wiracocha” è un viaggio di ricezione e di ricerca, di cura e di studio. Con la lente rigorosa della scienza e il desiderio di superarne il folle distacco dall’arte, l’obiettivo vuole essere quello di studiare e comprendere le pratiche di cura tradizionale sciamanica e, al ritorno, integrarle consapevolmente, come indizi, nella medicina tradizionale occidentale”
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Elena Iori (1983) Psicologa e Psicoterapeuta, laureata di Psicologia Clinica della salute, relazioni ed interventi di comunità presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi dal titolo: “Il ruolo del Respiro nell’instaurarsi del legame primario: respirare le emozioni della vita prenatale”. Ha approfondito la sua formazione personale e
professionale attraverso diversi master (2005 in “Ecopsicologia”, 2015 in “Tecniche di Rilassamento”, 2017 ” Il contatto corporeo diretto in Psicoterapia”) e nel 2014 ha conseguito la Specializzazione in Psicoterapia nella Scuola Biosistemica di Bologna. Incentra la sua ricerca sul quello spazio che esiste “tra”, sullo spazio relazionale in cui creativamente si evidenziano dinamiche afascinanti e complesse, sostenitrice dell’unità inscindibile tra aspetti materiali ed immateriali dell’esistenza. Meditatrice, interessata alle pratiche energetiche proprie delle discipline tradizionali di diverse estrazioni culturali e al valore del Respiro come motore di vita, sia esso evidente nel regno animale che vegetale. Lavora come libera professionista presso il Centro di Psicoterapia “La Crisalide” di Reggio Emilia, collabora con L’Indaco Atelier di ricerca musicale ed espressiva ed è socia fondatrice e coordinatrice dell’Associazione Gramigna. Da diversi anni segue le nuove ricerche scientifche supportate dal VID, dall’AQE e dall’AIREMP.
“Porsi in ascolto di ciò che proviene dalla nostra autentica dimensione terrena, non è cosa semplice. E’ un lavoro in sospensione, in quella matrice vuota, ricca di quel tutto. Entrare in risonanza con la Natura attraverso il Rito, svolge una funzione transizionale, ci apre alla possibilità di uscire dalla soggettività e necessariamente, crescere. Nel loro modo, credo che le piante siano consapevoli di questo, probabilmente più di noi.”
” Scordati che ci sia una sola via da cui poter passare! Dimenticalo e vai altrove. Ma ricorda, fnché non si è, non si può realmente andare”