Nel 1967 il dottor Cabrera, membro di un’antica famiglia di Ica, riceve da un amico una particolarissima pietra come dono per il suo compleanno.
Appena presa in mano una strana sensazione lo colpisce. Per le dimensioni ridotte quell’oggetto ha un peso decisamente insolito, quasi doppio rispetto a quanto ci si aspetti da una siffatta pietra.
Nel suo colore brunito delle incisioni raffigurano un pesce dall’aspetto arcano che un’intuizione subitanea connette nella mente vivace del dottore ad una creatura d’altri tempi.
Congedatosi dall’amico il signor Cabrera si abbandona ad una notte carica di sogni e presagi.
L’indomani con quello strano oggetto fra le mani si dirige da un conoscente, esperto archeologo, che gli conferma l’intuizione. Quella figura stilizzata altro non può essere che un pesce preistorico scomparso milioni di anni fa rappresentato con una sbalorditiva precisione.
Da qui inizia la grande storia che ha accompagnato il dottor Cabrera per oltre 35 anni, fornendogli innumerevoli spunti per una teoria che cercherò di delineare nelle parole che seguono.
Dopo essersi informato sulla provenienza di quella pietra il dottore non poté fare a meno di dirigersi sul luogo dell’acquisto: un mercatino paesano a circa 40 chilometri da Ica. Incredulo trovò innanzi a sé decine, centinaia di pietre analogamente incise, preambolo ad una scoperta ancor più grande.
Acquistatene alcune si mosse immediatamente per spedirle a tre diversi laboratori di ricerca sparsi per il mondo ai quali domandò di compiere delle analisi per accertarne la datazione.
Le risposte non tardarono. Tutte assurdamente simili. La pietra si chiamava Andesite, importata dalle vicine regioni montuose. Ammasso minerario di antica origine vulcanica dall’alto peso specifico. Sia le pietre che le incisioni, ricoperte da un sottile quanto antichissimo velo di micro organismi simili a muffe, datavano almeno 65 milioni di anni.
Impossibile! La storia ufficiale non concepisce la presenza dell’essere umano in quelle epoche, né tantomeno la compresenza e l’interazione di questo con specie di dinosauri scomparse dalla faccia della terra nella notte dei tempi.
In lunghi anni di ricerca il dottor Cabrera collezionò circa 11000 pietre. Una stima narra che altre 30000 sono sparse per il mondo, acquistate come souvenir da genti provenienti da ogni angolo della terra, totalmente ignare del valore di quegli oggetti.
Ogni pietra costituisce un tassello di un impressionante puzzle che, come una biblioteca ancestrale, narra fra le altre cose dell’origine dell’umanità.

Ica III

Dopo anni di studi e peregrinazioni mentali, d’incontri, parallelismi, controprove e tentativi il signor Cabrera ha stilato una teoria i cui punti salienti possono essere così riassunti:
In un periodo che va da 140 a 65 milioni di anni fa degli esseri umanoidi provenienti dalle Pleiadi sono giunti sul pianeta terra con delle navicelle spaziali. Nel nostro pianeta hanno compiuto una serie di esperimenti genetici con piante ed animali, uno su tutti, l’incrocio fra il loro DNA e quello di una proto-scimmia che ha dato vita ai nostri antenati.
Questi esseri provenienti dallo spazio appaiono con crani di grandi dimensioni, quasi un terzo dell’intera figura, con piumaggi simili a corna attraverso i quali si connettono alle energie del cosmo, unico loro nutrimento. Possiedono un sapere sconfinato, condensato in pratiche di sofisticata chirurgia. Si vedono trapianti di cuore, di cervello, di reni. Sessioni di cura con flussi di sottile materia stellare. Alcune pietre raffigurano l’intero ciclo ontogenetico di specie scomparse. Molte delle scoperte che la nostra scienza ha compiuto in anni recenti sono qui narrate con sbalorditiva evidenza. Si evince la natura anfibia dei dinosauri, che diversamente dai rettili partoriscono i propri piccoli ancora non completamente formati. Come le rane fanno con i girini.
Vi è una pietra grande come un tavolino da salotto che raffigura il passaggio di una cometa in un quadro di organizzazione planetaria che, quasi per magia, si è riprodotto qualche anno fa, rilevato da un osservatorio francese. La loro risposta alla domanda del dottore: Si! Sembra che questo evento si sia prodotto l’ultima volta circa 65 milioni di anni fa!
La mente vacilla. Molte delle teorie di para-archeologia che accompagnano gli ultimi mesi di letture sembrano trovare coerente riscontro. Altrettanto per altre ricostruzioni simil-complottiste.
La signora che ci narra entusiasta tutto ciò offre una serie infinita di esempi e di fatti storici. Il dottore, ostacolato nel quotidiano da università e musei di tutto il mondo, ha ricevuto in vita un gran numero di importanti visite ed intratteneva continua corrispondenza con osservatori astronomici, ricercatori free-lance, con alte cariche della NASA e con vattelappesca. Il suo amore per quelle pietre ha offerto spunti inestimabili a tutti. E non stiamo parlando di un esaltato neo-mistico come molti che popolano i nostri giorni ed i vari social, stiamo parlando di una persona ligia ai suoi doveri di medico e libero cercatore che si è trovato fra le mani prove inconfutabili di una realtà che ha scardinato gli ancoraggi più saldi della sua costruzione identitaria ed intellettuale. Ha atteso per anni allo studio delle sue pietre prima di fornire una pubblica esposizione della teoria che, sola, gli è sembrato potesse fornire un quadro coerente. Non ha mai ricevuto finanziamenti né sostegno istituzionale, trasformando in museo le tre piccole stanze del suo laboratorio medico che nel quasi totale disinteresse delle persone del luogo continuano dopo la sua morte ad ospitare piccoli pellegrinaggi di appassionati.
La sua teoria indica come ad un certo punto, per un fenomeno naturale di cospicue dimensioni che minacciava il pianeta, queste creature abbiamo nuovamente acceso i “motori” delle loro navi spaziali e siano tornate nelle Pleiadi, forse passando per qualche altro pianeta giocherellando con il DNA di questa o quella creatura. I nostri progenitori…bhè, loro non rientravano nei piani d’evacuazione e furono lasciati sul pianeta terra. Dopo innumerevoli generazioni ed assestamenti genetici, ormai privi delle continue “accordature” ricevute dagli esseri superiori, ecco che la nostra forma mentale e fisica giunge ad essere quella che oggi possediamo.
Le Pietre di Ica sarebbero state il lascito nel quale i proto-umani avrebbero potuto sempre ritrovare la storia delle loro origini e dei saperi concessi dagli angeli dei cieli che ci hanno dato la luce.
Lascio a voi ogni commento o riflessione in proposito.
Grazie Ica, perla dal sapore ancestrale incastonata in un territorio ormai cosparso dalle sabbie del deserto. Poco al di sotto della superficie una grande zolla tettonica di magnesite crea un superbo gioco geo-magnetico che tanto piacque ai burloni dei cieli. Nella vicina Nasca sono ancora visibili alcune delle migliaia di figure dalle proporzioni imbarazzanti che per chilometri e chilometri cospargono il territorio di mistiche indicazioni zoomorfe. Cabrera confidò alla Nasa che queste servivano a segnalare le qualità energetiche alle navicelle dei visitatori di altri mondi. Utilissime per coordinare le forze al fine di massimizzare l’utilizzo delle energie presenti limitando gli sforzi dei motori e l’impatto fra solidi. Da allora la NASA adotta tecniche simili.
Chissà…
Yuri

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