La grande apertura al mondo dell’utilizzo cerimoniale di Piante Maestro porta con sé alcune insidie. Questa è una caratteristica tipica dei fenomeni che, da un ristretto gruppo di persone tenute assieme da legami etnici e culturali, si schiudono a quanti ne sentano il richiamo, amplificato dalle possibilità offerte dai media di conoscere ed informarsi e da quelle rappresentate dalla relativa semplicità logistica offerta dai migliaia di voli intercontinentali i cui costi sono ormai alla portata di molti.
Una lettura affascinante narra di come siano gli spiriti stessi di queste Piante che hanno sentito il bisogno di giungere con la loro aura curativa a tutti coloro che ne abbisognano. Le Piante sentono il dolore e lo squilibrio del mondo in cui viviamo ed operano la loro funzione propagando come spore al vento. Il problema è che queste pratiche sono diventate quasi una moda in certi ambienti, e la stessa ansia di consumo che ci caratterizza su altri fronti ha toccato anche questi lidi. Così vediamo l’Europa, gli Stati Uniti, la Russia e molti altri Paesi sedicenti civilizzati organizzare ogni tipo di incontri in cui le medicine sacre vengono utilizzate con presupposti che non gli appartengono. Un grande flusso di denaro e di menzogne, un numero crescente di sciamani che si autocelebrano come tali, di persone che cambiano vecchie dipendenze per le nuove versioni esotiche. Ed allo stesso tempo i luoghi tradizionalmente deputati a queste cerimonie popolari mutano forma per rispondere a questa nuova ingente richiesta, nel crescente disinteresse delle persone del posto, talvolta adulando il dio denaro più delle altre divinità che per millenni hanno presieduto al rito. Una serie di effetti collaterali si generano in questo processo, portando per esempio ad un sempre maggior scempio della Natura per procurare gli ingredienti necessari alla preparazione di queste medicine sacre: la liana chiamata Ayahuasca e le verdi foglie della pianta della Chakruna; il Wachuma, cactus meglio conosciuto con il nome San Pedro; il Peyote; il Mapacho; il Rapé; il Cambo che diversamente dalle suddette piante ha origine animale, provenendo dal liquido che un particolare tipo di rospo secerne quando si sente in pericolo…
Un’altra insidia da non sottovalutare si radica nel cuore stesso di questi dispositivi di cura. In essi si genera un’apertura ed un aumento esponenziale della sensibilità che espongono in maniera decisiva i pazienti ad energie e forze che possono toccare i recessi più profondi della psiche, rievocando ricordi di traumi, situazioni legate all’infanzia o addirittura al periodo pre-natale.
Se il curandero che guida la cerimonia può a giusto titolo definirsi tale, dispone di una conoscenza di questi movimenti sottili che lunghissimi anni di pratica e di trasmissione dei saperi gli hanno offerto in dono, e che orchestrerà accompagnando per mano i partecipanti nel riscoprire i sentimenti primordiali che ci caratterizzano e ci cullano. Se, al contrario, ciò che lo/la muove sono interessi di potere personale, di soldi o fama, e se manca dell’adeguata preparazione, quella che dovrebbe essere una cura si può trasformare in una brujeria che ben lungi dal lavorare per la fioritura dell’anima dell’iniziando/a, ne amplifica la prigionia assoggettandone i poteri e nutrendosene avidamente.
Questo per avere un quadro superficiale di un fenomeno complesso.
Fortunatamente molte persone cercano di arginare gli effetti nefasti di questa situazione. Non molto tempo fa per esempio una comunità indigena della regione di Pucallpa ha screditato pubblicamente uno dei molti santoni che imperversano in Europa e nel mondo capitanando un’organizzazione super ramificata. Altri, come il nostro Alonso del Rio, promuovo azioni di salvaguardia della selva con acquisti collettivi di terre e con una quotidiana e radicale divulgazione di presupposti culturali troppo facilmente barattati con la luccicante trama dei sogni veicolati dai pixel televisivi.
Alonso è nato e cresciuto a Lima. I suoi colori testimoniano della sua origine europea. Ma all’età di 17 anni sentendo un forte richiamo per l’Amazzonia e le sue tecniche di cura tradizionale ha deciso di trasferirsi in un villaggio nei pressi di Pucallpa e lì, per circa 13 anni, ha ricevuto una formazione completa da un curandero del posto.
Ad oggi celebra quasi 40 anni di pratica, vive con la sua compagna ai margini di un piccolo paesino del Valle Sagrado chiamato Taray, e tiene cerimonie per persone che giungono da ogni parte del mondo. E’ il Maestro della Pirucha, ed avendo piena fiducia in lei abbiamo deciso di bussare alla sua porta.
Salendo a piedi dalla piazza del paese, ad qualche centinaio di metri dalle ultime case ma già nell’abbraccio dei boschi, di fianco ad un fiumiciattolo grazioso, si ergono tre-quattro case di pietra dai tetti di paglia che formano un quadro degno di un racconto fiabesco.
La maloca cerimoniale ha una pianta circolare di oltre 12 metri ed un tetto che si innalza spiovente con una grande croce andina sulla cima. Dentro, colore su pietre, il nostro Wiracocha ci da il benvenuto. Alonso oltre ad essere un curandero è musicista e scrittore, ha creato insieme alla compagna una scuola gratuita per circa 80 bimbi dei villaggi limitrofi ed opera una fine sintesi filosofica fra cosmovisione e pratiche andine e saperi, diciamo, amazzonici.
Gli parliamo della nostra ricerca ed è davvero ben disposto a concedersi per alcune riprese notturne durante la cerimonia che si preannuncia per l’indomani ed alla quale parteciperemo. Ci sono tutti i presupposti per uno di quegli incontri definitivi che potrebbero dar vigore al viaggio e porre le basi per una collaborazione futura.
La cerimonia però, ahimè, si rivela essere molto al di sotto delle nostre aspettative. Il suo essere musicista lo ha portato a prendere distanza dagli Icaro della tradizione affidandosi a creazioni proprie in tutto e per tutto simili a ballate non prive di una certa carica malinconica. Per la mia mareación è quanto di meno indicato, e non riesco a sollevarmi di una spanna da una distanza estetica che proprio non mi cattura. Un grande dolore affligge la famiglia. Hanno un figlio di 10 anni in sedia a rotelle, con funzioni psichiche altamente sviluppate ma con un corpo che non risponde. Questa ombra deve aver condizionato pesantemente la loro vita ed è ben percepibile nell’aria. Parliamo di Carlo e delle sue ricerche con la vibrazione e le cellule staminali. Li metto in contatto auspicando un possibile tentativo di cura per il bimbo.
Visitiamo la scuola, registriamo alcuni dei loro canti e facciamo una bella intervista al direttore. Gli lasciamo quel che possiamo per comprare alcuni strumenti musicali e ci congediamo lasciando che il corso delle lezioni riprenda indisturbato.
Nel salutarci Alonso ci concede un’ulteriore intervista nella quale con grazia enuclea alcuni dei concetti fondamentali del suo lavoro transculturale.
Ne è valsa comunque la pena e chissà se in futuro le nostre vite non torneranno ad incrociarsi.
Grazie!
Yuri

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