Nella prima mattinata del 12 giugno alle ore 6:00 partiamo in auto da Cusco in direzione Lares, piccolo paese situato nella Valle Sacra. Il percorso per giungervi attraversa le montagne di questa parte della catena delle Ande, le quali nascondono importanti siti archeologici di epoca Inca o precedenti, riconoscibili dalle massicce pietre che costituiscono le mura delle edificazioni di quest’epoche, mura che hanno superato diversi terremoti nel corso dei secoli e che sono state costruite lungo le pareti impervie di queste montagne, segnate da numerosi terrazzamenti per le coltivazioni. 
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Lungo il tragitto incontriamo pochi villaggi, qualche pastore lontano sullo sfondo di montagne brulle e rocciose lascia pascolare lama ed alpaca, le cime sono coperte da nubi passeggere conferendo a questo paesaggio un tono irreale.
Valichiamo un passo a 4300 metri sul livello del mare, al lato della strada una donna sola seduta su un precipizio, tesse la lana con un telaio rudimentale, forse invariato da millenni, fermato da un lato con un bastone posto tra i piedi e dall’altro sorretto dalle mani.
Arriviamo a Lares, poche vie lo attraversano lungo la sua pendenza, le cui case nascondono spazi legati all’agricoltura ed all’allevamento: galline e pannocchie di mais in essiccazione.
Un vecchio pullman scarica un numeroso gruppo di bambini di diverse età, tutti vestiti con la stessa divisa blu; sono tutti sorridenti devono aver finito le loro lezioni in una scuola situata in un paese vicino ed ora si riempiono le tasche di caramelle comprate da un’anziana ambulante che le vende con un chioschetto mobile lungo la città.
Troviamo alcuni di loro a giocare in una casa abbandonata al cui interno è stato collocato un dondolo metallico cigolante: su e giu affacciati su una finestra che mostra la valle invasa da nuvole scure, che preannunciano una forte pioggia.
Camminando lungo una strada inferiore del paese incontriamo due anziane native sedute a lato di una strada. Ci avviciniamo per poterle conoscere e scoprire qualcosa di più sulla loro tradizione, esse ci parlano in lingua Quechua. Ci facciamo aiutare da una loro nipote per la traduzione in spagnolo. Ci raccontano della loro tradizione, dell’uso di numerose piante officinali locali capaci di risolvere i più diversi tipi di malessere e del supporto di un curandero locale che si occupa della cura spirituale, psicologica e fisica delle comunità che abitano queste zone. I loro occhi portano una luce difficile da incontrare altrove.

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Prima di salutare questo prezioso agglomerato montano una sosta nelle magiche terme che sgorgano naturali dalla terra. Un po’ di conforto per i corpi ancora stanchi dal pellegrinaggio di Qoyllurrit’i. Alcune riprese per il film documentario. Un gruppo di uomini, donne e bambini in maschera che suonano e danzano dinanzi alla chiesetta. E’ tempo di rientrare a Cusco prima della lunga nottata di autobus che ci porterà nella selva di Puerto Maldonado.
Stefano

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